Affidamento Famigliare

L’affidamento famigliare è una tra le forme d’amore più alte che ci sia secondo me. Il desiderio di prendere un bambino in affidamento è arrivato nella mia vita per un desiderio di rendermi utile per il prossimo, entrare in servizio e riuscire a dare di me quello che posso, quello che so dare e fare in modo che un bambino possa trovare un po’ di serenità. A questi bimbi in difficoltà la serenità è negata a causa di una situazione famigliare complicata.

Ho iniziato il percorso a marzo 2019 insieme al mio compagno e le energie, i dubbi e le paure che abbiamo messo in campo in un percorso del genere sono tante, anche quelle che non pensavamo di dover considerare. Adesso sono arrivata ad un punto, siamo a maggio 2020, in cui il percorso deve ancora terminare e non mi hanno ancora dato in affidamento il bimbo perchè nell’iter ci sono colloqui con l’assistente sociale, colloqui con la psicologa, e poi colloqui con entrambe, quindi faranno il match tra noi e il bambino e probabilmente lui o lei arriverà.

A me mancano ancora due colloqui con la psicologa e a Franco (il mio compagno ), uno e poi c’è quello finale dove ci saremo noi come coppia e loro due per darci una restituzione e per dirci se secondo loro siamo adatti all’affidamento. L’affidamento famigliare non è come l’adozione dove il bambino diventa tuo a tutti gli effetti, prende il tuo cognome e hai tutte le facoltà educative, nell’affidamento ti prendi cura del bambino che comunque mantiene contatti con la sua famiglia anche perché lo scopo di questo tipo di percorso è quello di alleggerire la situazione famigliare per un po’ finché i genitori non tornino i grado di occuparsi del figlio e poi il bimbo tornerà in famiglia di origine. Capite bene quante implicazioni ci sono in tutto ciò. Ogni due anni il giudice valuta se i genitori naturali sono in grado di occuparsi del bambino ed ogni due anni la risposta può essere no e quindi il bambino resta con te altrimenti torna a casa sua. Quello della decisione del giudice però è un momento di fiato sospeso perché in due anni tu avrai visto crescere questo bambino e lo avrai curato, portato a scuola, nutrito, portato alle giostre e in vacanza, gli avrai dato la Tachipirina per la febbre e con tutta probabilità avrai imparato ad amarlo come fosse un figlio tuo.

Poi dopo quei due anni tutto può finire e il bambino torna coi genitori. Beninteso è quello che speriamo tutti per il bene del bambino ma tu genitore affidatario, come ti senti? La separazione da questo bimbo è traumatica. In questo blog vorrei ripercorrere le tappe che abbiamo fatto io e Franco, soprattutto quelle emotive in ogni passo cruciale del percorso e testimoniare qui quello che è successo e che succederà dato che ancora tutto si deve compiere.

Di recente ho vinto un concorso di poesie, la casa editrice me ne pubblicherà sette. Una di queste riguarda proprio questo bimbo che sto aspettando e che non ha ancora un nome. La posto qui come fotografia emotiva di quello che sento in questo momento in cui questo bimbo non  può nemmeno essere fantasia per me dal momento che non ne conosco l’età, il colore dei capelli o della pelle, la situazione famigliare o il carattere. Per il momento questo bimbo è una nuvoletta emotiva che sta dentro il mio cuore. Per questo motivo la poesia si intitola: “Tu ancora senza nome”.

 

 

“Tu ancora senza nome”

Ti sto aspettando, ancora non so chi sei,

non conosco la tua faccia o le tue mani,

non ho mai udito la tua voce che non è la mia

ma la mia voce ti racconterà le favole,

e ti abbraccerà di notte quando avrai paura.

Non so quanti anni hai o chi sono i tuoi

ma da loro ti riporterò con un amore aggiustato.

Al mercatino ti ho comprato una piccola candela magica

avvererà i tuoi desideri più profondi,

o almeno così ti dirò e tu ci crederai,

perché credere è l’unica cosa che conta,

è l’unica cosa che fa avverare tutto.

La piccola fiamma ti conforterà quando piangerai

e se ti mancheranno mamma o papà,

ti stringerò sul mio cuore e ti vorrò bene io.

o almeno ci proverò e spero che accetterai.

In autunno nei boschi ti prenderò una castagna,

“mettila in tasca, fa passare il raffreddore”,

così dicevano a me, così dirò a te.

Darò un nome a questa poesia

quando saprò il tuo nome

e del tuo nome ci sarà l’energia.

Sperò di essere di te degna

Mi insegnerai tante cose e spero anche io

di lasciarti qualcosa di buono che nel cuore ti segna.

(Barbara Vigorito)

 

Se siete interessati ad approfondire questo o un altro argomento vi invito a visitare il mio sito www.barbaravigorito.com dove troverete tutti i miei contatti se vorrete scrivermi o telefonarmi