Credo nel giusto equilibrio e nell’aiuto tra dolcezza e fermezza. Bert Hellinger, che è stato mio maestro, aveva questo di speciale: sapeva trattarti con estremo garbo e delicatezza, ti toccava il cuore con dita delicate avendo estrema sensibilità ed empatia accarezzando il tuo dolore e subito ti sentivi leggero. Tuttavia se gli portavi davanti il bambino che si lamenta che è dentro te, ti sapeva trattare con estrema severità e ti diceva di tornare da lui quando avessi deciso di presentarti col tuo adulto.

Erano schiaffi all’ ego che traballava dalle radici dei piedi fino alla punta dei capelli fino a sgretolarsi un po’ per volta per dar modo di tornare a lui con umiltà e disponibilità al lavoro su di se. Sia la dolcezza sia la fermezza erano intrisi permeati da un amore puro che circolava e lo sentivo come un papà che con lo stesso sentimento di bene, dà una lode o rimprovera.

Quando lavoravo in ospedale in pronto soccorso pediatrico vedevo tantissime mamme che non riuscivano ad avere autorevolezza (diverso da autorità), sui loro bimbi anche piccolissimi. Erano i bambini i capi e tutta la famiglia era ai loro ordini. A questi bambini trattati con estremo amore, mancava tuttavia la parte delle regole e della fermezza.

Il bambino ha estremo bisogno di regole altrimenti non può essere orientato e non si sentirà al sicuro. Con delle regole che si bilanciano tra dolcezza e fermezza il bambino crescendo sceglierà se allinearsi con quelle regole o distaccarsene ma comunque avrà avuto una guida. Se il bambino non ha regole da cosa si stacca o a cosa si allinea? Non c’è nulla e crescerà in preda ai suoi istinti convinto che tutto gli sia dovuto e non accetterà un “no” come risposta.

Un adulto ha in sé un bambino ferito e spesso quel bambino urla troppo forte, tanto che l’adulto sta in silenzio, cede sotto i capricci del bambino ferito e non saprà come attingere con consapevolezza ad uno o all’altro.

Il mio lavoro consiste nell’aiutare il cliente ad avere consapevolezza per poter scegliere cosa fare invece di essere sempre preda di automatismi e questo lo si può ottenere solo in un colloquio alla pari adulto/facilitatore di fronte all’adulto/cliente.

La mia modalità con i miei clienti ricalca in parte quella del mio maestro anche se in quanto donna sono caratterialmente più morbida ho l’energia più femminile dell’accoglienza.

Il proteggere troppo la persona con modalità accondiscendenti in ogni caso, non permette alla persona di crescere. È come quando dai alla pianta troppa acqua: poi muore. È necessario l’equilibrio tra il dare acqua e il lasciare che la pianta prenda quello di cui ha bisogno da sola con indipendenza e libertà. La pianta attinge a queste qualità dalla sua stessa natura e ciò permette ai fiori di sbocciare.